Analisi insufficienti bloccata la bonifica degli ex gasometri

Luca De Vito, per il quotidiano La Repubblica

La Bonifica della Goccia alla Bovisa è ferma e non si sa quando riprenderà. Il motivo è legato a un ricorso pendente al Consiglio di Stato, avanzato dal comitato cittadino che vuole preservare gli alberi della zona degli ex gasometri, in cui si contesta a Palazzo Marino di non aver eseguito un’adeguata analisi di rischio sui terreni inquinati, ovvero di non aver acquisito tutte quelle osservazioni che — una volta fatte le caratterizzazioni del sottosuolo — consentirebbero di programmare i lavori sulle aree in relazione ai livelli di contaminazione.
A fermare le ruspe su uno dei lotti — il B1, mentre sul l’A1 la bonifica è già stata completata — è stato il parere arrivato dal ministero dell’Ambiente che, pronunciandosi sulla questione dell’analisi di rischio non fatta, dà ragione ai ricorrenti. «Noi abbiamo inviato le nostre controdeduzioni — spiega l’assessore all’Urbanistica Alessandro Balducci — e per il momento abbiamo fermato i lavori delle bonifiche. Aspetteremo il pronunciamento del consiglio di Stato prima di riprendere».
L’annosa questione del recupero della Goccia sembrava archiviata: l’ex vice sindaco Ada Lucia De Cesaris era riuscita a far approvare la realizzazione di un parchetto di 80mila metri quadrati (l’area in totale è di 480mila metri quadrati, 300mila di proprietà comunale e 180mila del Politecnico), messo sul piatto 5 milioni di euro e annunciato l’intenzione di avviare la progettazione per il riutilizzo dell’area con l’ipotesi di realizzare un polo universitario ed edifici pubblici. I lavori erano partiti a settembre 2015 e nulla sembrava poter fermare le ruspe. Lo stesso Balducci, la settimana scorsa, aveva presentato le proposte di nuovi disegni per l’area. Adesso però tutto è fermo.
Il ministero dell’ambiente nel suo pronunciamento spiega che l’analisi di rischio è obbligatoria in base al Codice dell’Ambiente (decreto legislativo numero 152/2006): l’analisi «è lo strumento centrale e decisivo introdotto dal legislatore al fine dell’accertamento del superamento dei livelli di contaminazione e della conseguente insorgenza dell’obbligo di bonifica — si legge nel parere firmato dal direttore generale Gaia Checcucci — e consente di valutare la contaminazione in termini di quantificazione dei rischi attuali e/o potenziali per l’uomo e per l’ambiente». Sempre secondo il ministero «non è stato dimostrato e acclarato che il sito necessitasse dell’intervento di bonifica adottato». Quindi, mancherebbe — se non altro — un passaggio formale per stabilire se i lavori di bonifica siano effettivamente inevitabili. L’ultima parola spetta adesso al Consiglio di Stato, ma il documento è stato sufficiente a fermare i lavori.
Per il Comitato “La Goccia”, che ha l’obiettivo di salvaguardare il bosco spontaneo cresciuto negli anni e fermare i lavori, si tratta di una vittoria. Nonostante su quei terreni sia stata rilevata la presenza di metalli pesanti, arsenico, cianuro e idrocarburi, dal Comitato pensano che la caratterizzazione sia stata fatta in modo errato: «Chiediamo il mantenimento del parco naturalistico, dell’archeologia industriale e del verde — dice Francesca Grazzini del Comitato — perché è quello che era stato richiesto dai cittadini della Bovisa. Quello che speriamo è che si faccia l’analisi di rischio su tutto il resto della Goccia, partendo dall’ipotesi di lasciarlo a parco. In questo modo potrà essere connessa con tutto il verde che c’è a nord di Milano. E questo sarebbe il vero Central Park milanese».

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