Testo Francesca Grazzini – foto Francesco Radino
40 mila metri quadri di natura distrutti da settembre 2015 ad oggi aprile 2016, nel territorio di Bovisa, periferia nord di Milano. Si tratta del primo lotto della Goccia, un’area così chiamata per la sua forma sulla mappa. Estesa quanto il parco Sempione, ricca di quasi 3 mila alberi. Il rischio imminente è che dopo questa prima parte di territorio venga disboscata tutta la Goccia, annientata per sempre dal cemento.
Abbiamo intervistato la Goccia per capire a cosa si deve questo accanimento contro la natura e il verde, in una città che purtroppo è seconda in Italia solo a Napoli quanto a consumo di suolo. La Goccia ci ha rivelato tutte le sue preoccupazioni. L’allarme è grande. Merita di essere ascoltato con attenzione. Solo tutti noi insieme, con la nostra sensibilità verde, possiamo salvare la Goccia!
Signora Goccia, è vero come si dice che lei è in pericolo?
Più che in pericolo sono già stata saccheggiata. Nella zona dei miei ex gasometri le ruspe hanno scavato via tonnellate di terra, sradicando centinaia di alberi secolari. Se qualcosa non interviene, per me è l’inizio della fine.
Ma chi ha scavato e sradicato?
Metropolitana Milanese, su ordine di Comune e Politecnico che sono i maggiori proprietari del mio territorio. I primi 40 mila metri quadri dei 420 mila metri quadri totali che nel corso di un secolo sono diventati verdi e selvaggi. In cento anni la natura si è ripresa l’area che un tempo era occupata dalle Officine del Gas. Non ci sono voluti cento giorni per cominciare a distruggerla.
Comune e Politecnico sostengono che è necessario distruggere il bosco per bonificare la zona inquinata dalle Officine del Gas.
Comune e Politecnico sono in difetto, perché hanno svolto male le loro indagini e ora, con la bonifica distruttiva, agiscono sulla base di regole superate dalla legge del 2006, che permetterebbe al contrario di conservare quasi tutto il verde esistente: bagolari, paulonie, tigli, platani, e gli uccelli e gli animali selvatici che li abitano.

Cosa dice la legge del 2006 ignorata dal Comune?
Dice che in un territorio inquinato bisogna effettuare “l’analisi di rischio”. E il percorso da seguire è questo: prima si deve ipotizzare l’uso di un territorio, e poi si analizza e di conseguenza si valuta se la quantità e la posizione degli inquinanti permetterebbe l’uso ipotizzato. E io dico che, dopo tanti anni, gli inquinanti sono ormai a una profondità tale per cui, quelli che potevano passare nella falda acquifera sono già passati, e gli altri sono fermi a una profondità tale da non creare più nessun pericolo in superficie. Se è così come dico, il bosco attuale potrebbe essere quasi interamente conservato. Ma il Comune si è rifiutato di fare l’analisi di rischio e ha cominciato a buttare tutto all’aria.
Non è possibile: l’Amministrazione è andata contro la legge?
E’ possibile purtroppo. Tanto è vero che il Ministero dell’Ambiente, a cui si è rivolto il Consiglio di Stato per avere un parere su quello che mi stava succedendo e sul comportamento della Pubblica Amministrazione, ha, proprio in aprile 2016, rilevato e denunciato la mancanza della analisi di rischio obbligatoria nel mio caso.
Come mai di lei, signora Goccia, si sta addirittura occupando il Consiglio di Stato?
Perché un gruppo di cittadini, riuniti nel Comitato la Goccia da diversi anni, vi ha fatto ricorso. Il Comitato con i suoi esperti, ha studiato i dati dell’ inquinamento ottenuti dal Comune, e ne ha desunto che, se l’analisi di rischio fosse stata fatta, il territorio e gli alberi si sarebbero potuti salvare. E quindi il Comitato si è rivolto al Consiglio di Stato. E non solo: ha anche fatto un esposto alla Corte dei conti perché, per cominciare a fare scempio del verde, il Comune sta già utilizzando 5 milioni di euro.
Quale sarebbe il desiderio del Comitato?
Io, la Goccia, potrei diventare il cuore di un Central Park milanese, congiungendomi con i parchi a Nord di Milano e, attraverso l’ex scalo Farini, arrivando fino ai grattacieli di Garibaldi!
E i cittadini di Bovisa che ne pensano?
Associazioni, Comitati, scuole e singoli cittadini hanno partecipato nel 2015 a un workshop lanciato dal Comune, al termine del quale si sono dichiarati a favore del mantenimento del verde e della ristrutturazione dell’archeologia industriale. Ma Comune e Politecnico, evidentemente contrariati dagli esiti del workshop, ora non li tengono in nessun conto.

Possibile?
Possibilissimo. E senza alcuna risonanza la giunta Pisapia ha stilato una delibera in accordo con il Politecnico per confermare la cementificazione del territorio, creando quello che chiamano Parco scientifico tecnologico, dove la parola “parco” risulta beffarda e ingannatrice, non significando per nulla “verde”. Al posto del bosco lussureggiante di oggi è previsto un giardinetto.
Ma allora, cara Goccia, cosa chiedi?
Chiedo l’analisi di rischio su tutto il mio territorio. E la creazione di un parco per una Milano che deve smettere di costruire il nuovo quando centinaia di edifici pubblici e privati sono vuoti e inutilizzati. E Bovisa, dove sono situata io, non fa eccezione. Ci sono “torri” di appartamenti vuoti, vuote le case Mendini, lo scheletro della casa dello studente mai finita, Cerretti e Tanfani abbandonata da Architettura…
E cosa ti sentiresti di dire ai lettori?
Io sono solo una Goccia, ma dentro di me si può vedere il futuro del mondo. Se gli impegni dei 175 Paesi, che hanno firmato il 23 aprile all’Onu la carta per impedire il riscaldamento climatico e salvare il pianeta, si rivelassero solo parole e non fatti, il destino dell’umanità sarebbe segnato. E sull’altare della religione contemporanea, che sacralizza profitto e tecnologia, sacrificheremmo le generazioni a venire. Tutti i cittadini hanno la responsabilità che ciò non avvenga. Nel Mondo come in una piccola Goccia.

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